La Battaglia di Cisterna e Santo Stefano Roero
La battaglia di Cisterna d’Asti e Santo Stefano Roero, combattuta tra il 6 e l’8 marzo 1945, rappresenta una delle pagine più gloriose e drammatiche della Resistenza nel Roero. Lo scontro vide contrapposte ingenti forze nazifasciste (oltre 400 uomini tra Decima MAS, Brigate Nere e truppe tedesche) a piccoli nuclei di partigiani, tra cui la 23ª Brigata Canale guidata dal comandante "Ceka".
Le fasi a Cisterna (6-7 marzo)
L'offensiva fascista iniziò all'alba del 6 marzo con l'occupazione di Cisterna d'Asti, mirata a snidare i ribelli della zona. Durante le prime ore, venne catturato, torturato e fucilato nella piazza del paese il giovane partigiano Giacomo "Rino" Rossino, poi insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nonostante la superiorità numerica nemica, i partigiani riuscirono a infliggere perdite iniziali ai fascisti nei pressi di Valmellana, ma la giornata del 7 marzo fu segnata da pesanti rappresaglie, furti e incendi appiccati dalle Brigate Nere alle abitazioni civili di Cisterna e delle borgate vicine.
L'imboscata a Santo Stefano Roero (8 marzo)
L’8 marzo la colonna fascista,
carica di bottino e convinta di aver vinto, iniziò il ripiegamento verso Torino
scrivendo minacce sui muri delle case. Grazie alle informazioni della staffetta
"Milli" (Emilia Cordero), la 23ª Brigata Canale riuscì a
intercettare il nemico in località Caretta, a Santo Stefano Roero.
Nonostante la brigata avesse solo circa
trenta uomini disponibili contro gli oltre quattrocento avversari dotati di
un’autoblindo e un carro armato, i partigiani scatenarono un fuoco micidiale
utilizzando anche una mitraglia da aereo recuperata e appositamente
modificata.
Il
sacrificio di Bartolomeo Sola e l'esito
In un momento critico dello scontro,
il partigiano Bartolomeo Sola ("Bertu") si sacrificò
inginocchiandosi in campo aperto per attirare su di sé il fuoco nemico, permettendo
ai suoi quattro compagni di mettersi in salvo e alla brigata di continuare
l'attacco. L’azione fu talmente decisa da indurre i fascisti alla ritirata
verso il centro di Santo Stefano Roero.
Il bilancio finale fu pesantissimo
per i fascisti: 69 morti, 10 prigionieri e diversi automezzi distrutti,
a fronte di soli due caduti partigiani. Il comandante nemico, il maggiore Gino
Cera, ammise il valore dei partigiani definendoli combattenti dal "coraggio
da leoni" e concordò una tregua di 48 ore tramite la mediazione del
parroco don Viglino per recuperare i cadaveri.
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L'umanità di Paulin nel dopoguerra
Paolo "Paulin" Pasquero,
presente allo scontro come partigiano "Valter", ricordò sempre con
commozione la durezza di quei momenti, sottolineando come la lotta non fosse
mossa dall'odio, ma dalla necessità di difendere la libertà e la patria.
Egli stesso prestò assistenza cristiana e conforto a un prigioniero condannato
a morte, dimostrando una profonda umanità anche nei confronti del nemico vinto.
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Mario Renosio racconta la Battaglia di Santo Stefano Roero
Il video "Cisterna: La
Battaglia della Nostra Gente – L'Eroismo Non Scritto" del 2013
racconta un capitolo della storia italiana scolpito nella memoria locale, ma
spesso assente dai libri di scuola: lo scontro tra l'orrore della guerra e
l'eroismo dei partigiani e della popolazione civile a Cisterna d'Asti.
I punti salienti del documentario
includono:
Il Ruolo di
Cisterna: Grazie alla
sua conformazione, il territorio divenne un rifugio ideale per le formazioni
partigiane, come la Sesta Divisione Alpina Asti.
La
Sofferenza della Popolazione: Attraverso testimonianze cariche di emozione, vengono
rievocati i drammatici rastrellamenti che colpirono non solo gli uomini, ma
anche gli animali e le proprietà civili. Si citano drammi umani profondi, come
le case date alle fiamme per rappresaglia e le donne obbligate a
lavare i corpi dei nemici caduti.
La Battaglia
del 6 marzo 1945: Il racconto
culmina in questo scontro feroce dove i partigiani, pur essendo in inferiorità
numerica e a corto di munizioni, riuscirono a liberare gli ostaggi, uccidere 17
fascisti e ottenere la resa dei Comandanti delle Brigate Nere.
Figure
Chiave:
Maggiore
Adrian Alexander Hope: Definito il migliore amico dei partigiani, fu il coordinatore dei lanci di
viveri e munizioni.
Giacomo
Rossino (Rino): Giovane
partigiano e Medaglia d'oro al valor militare, che dopo essere stato catturato
e malmenato, rifiutò di tradire la Resistenza, chiedendo perdono per i suoi
carnefici prima di essere ucciso.
In sintesi,
il video è una testimonianza di resilienza e amicizia, che sottolinea il
prezzo pagato per la libertà e il dovere morale di mantenere viva la memoria di
questi sacrifici.
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Il video, (a cura di Alessandro Cerrato) rievoca la Resistenza a Cisterna d’Asti basandosi sul libro "I banditi di Cisterna" scritto da William “Bill” Pickering e Alan Hart. Pickering, operatore radio inglese, decise di scrivere l'opera 45 anni dopo gli eventi per testimoniare quanto gli italiani avessero partecipato attivamente alla propria Liberazione, scegliendo una narrazione fedele alla realtà invece di una versione romanzata.
Il contenuto del video approfondisce i seguenti aspetti:
- La Missione di Bill Pickering: Il 5 febbraio 1945, Pickering si lanciò con il paracadute a Mombarcaro insieme al Maggiore Hope e ai Capitani Keany e Ballard. Dopo un periodo a Monesilio, raggiunse Cisterna attraversando il fiume Tanaro di notte. Dopo la morte del Capitano Keany in uno scontro con le SS a Montafia, Pickering tornò a Cisterna dove operò stabilmente con la sua radio, coordinando il lancio di armi e munizioni e progettando azioni militari con i partigiani.
- L’Origine del Titolo: La parola "banditi" deriva dai manifesti fascisti affissi nei municipi, che minacciavano di passare per le armi i giovani nati nel 1924 che non si fossero presentati in caserma entro il settembre 1944.
- Figure Chiave e Letteratura: Viene ricordato Max Salvadori, antifascista italiano e ufficiale inglese che guidò il gruppo di paracadutisti, e citato lo scrittore Beppe Fenoglio, il cui libro Il partigiano Johnny è definito una "Bibbia laica" della Resistenza.
- Il Contributo Civile e delle Donne: Un tributo particolare è rivolto alle donne delle Langhe e dell'Astigiano, che offrirono cibo e protezione ai partigiani rischiando la perdita delle proprie case.
- Appello alla Pace: Il video si chiude con l'augurio che non si ripetano mai più conflitti armati tra italiani, definendo il combattente per la libertà come un "partigiano in eterno".
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