14 marzo 2026 - Commemorazione della Battaglia di Cisterna e Santo Stefano Roero del 6-8 marzo 1945

Sabato scorso 14 marzo abbiamo partecipato alla commemorazione della battaglia che,  l’8 marzo 1945, iniziata già a Cisterna d’Asti, si svolse a Santo Stefano Roero. Eventi come questi, oltre a ricordare il sacrificio dei caduti, ci rammentano che i pericoli, di guerre sanguinose e fratricide con il ritorno della ideologia fascista, ci sono sempre. Non ci stancheremo mai di sorvegliare.

Bella partecipazione delle associazioni di Santo Stefano Roero (Proloco, Gruppo Alpini, Protezione Civile, Coro Sanstefanese), ai giovanissimi della Scuola Primaria di Santo Stefano Roero, al consigliere provinciale Simone Manzone, ai numerosi sindaci o loro rappresentanti intervenuti (Alba, Cisterna d’Asti, Canale, Montà, Monteu Roero, Corneliano d’Alba, Pocapaglia).

Noi, presenti oltre 20 soci, abbiamo ricordato la Battaglia con la viva voce di Paulin. Abbiamo poi presentato il Progetto Paulin100, il libro, il docufilm e la piazza intitolata. 

Proiettata la sintesi della grande Festa di fine settembre.

Emozionante e forte la testimonianza di don Serafino Chiesa missionario in Bolivia, nato qui nel 1949 e fratello di don Gino, mancato in settimana, e ricordato con commozione ad inizio cerimonia. 


Il manifesto ufficiale della Manifestazione

Domenica 8 marzo ci ha lasciati don Gino Chiesa, il "prete operaio" che ha messo sempre al centro della propria vita la dignità delle persone e la difesa dei diritti.

Nativo, nel 1942, di Santo Stefano Roero, se n'è andato proprio nel giorno della Battaglia, un legame simbolico forte per un uomo che non si è mai tirato indietro.

Lo vogliamo ricordare con questa fotografia del 2010 a Canale, scattata durante il nostro 25 aprile. Anche in quell'occasione volle essere presente con la sua forza e la sua umanità.

Buon viaggio, don Gino.

Il successo di una battaglia non si decide solo al momento dello sparo, ma nelle ore di incertezza che lo precedono. Ecco come i partigiani della 23ª Brigata hanno preparato la trappola

Don Serafino Chiesa, missionario nato a Santo Stefano Roero nel 1949, che vive da 40 anni a 4.000 metri d'altezza in una miniera boliviana, lancia un monito potente che scuote le coscienze. In questo video, il "prete della miniera" svela il legame invisibile e spietato tra il lavoro dei 3.000 operai andini e i conflitti che insanguinano oggi l'Ucraina, Gaza e l'Iran.

Don Serafino (ndr. scheda biografica), intervenuto alla commemorazione, è fratello di don Gino mancato in settimana. 

L'8 marzo 1945 rappresenta l'ora più buia per i partigiani della 23ª Brigata Canale. Con soli 30 uomini rimasti e diversi compagni già fuori combattimento la situazione appare senza uscita. Per tentare il tutto per tutto, viene organizzata una missione diversiva: cinque uomini devono attraversare un chilometro di vigne completamente spoglie, sotto l'occhio del nemico, per colpire la colonna fascista dal fianco.

In questo scenario emerge la figura di Bartolomeo Sola, detto "Bertu". Nonostante i suoi 35 anni e una famiglia con due figli a casa, Sola insiste per partecipare alla missione al posto del giovanissimo Paulin, a cui il fratello aveva impedito di andare. I cinque partigiani mettono in atto un bluff incredibile: usando esplosivi plastici lanciati dagli alleati per creare boati assordanti e urlando ordini a "compagnie fantasma", riescono a mandare nel caos la colonna nemica per diversi minuti.

Il dramma raggiunge l'apice quando i fascisti concentrano un fuoco micidiale sui cinque uomini. Consapevole che sono ormai intrappolati, Sola compie l'estremo gesto d'amore: ordina ai quattro compagni di saltare in un fosso e strisciare via, mentre lui resta inginocchiato a terra allo scoperto, continuando a caricare e sparare per attirare su di sé tutta la furia nemica. Bertu cade colpito da una granata di mortaio al basso ventre, sacrificando la propria vita per permettere ai suoi compagni di tornare a casa sani e salvi.

Lettura di Enrico Gambone tratta dal libro "Paulin" 


L'incredibile e quasi surreale epilogo della battaglia dell'8 marzo 1945. Mentre scende la notte, i partigiani della 23ª Brigata raccolgono freneticamente le armi abbandonate sul campo, considerandole una vera "manna" per la loro lotta. Improvvisamente, dalle ombre emerge la figura imponente di don Viglino, il parroco di Santo Stefano Roero, che fa da mediatore per una richiesta inaspettata: il Maggiore Gino Cera, comandante delle forze fasciste, vuole parlamentare

Lettura di Anna Sibona tratta dal libro "Paulin"

Vai all'estratto del libro PAULIN che parla della Battaglia di Cisterna e Santo Stefano Roero

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Alcune fotografie 
La cerimonia al Cippo della località Caretta


Nella bocciofila
Il Sindaco di Santo Stefano Roero Giuseppina Facco

Beppe Pasquero - Associazione Franco Casetta

Silvi Sigliano - Associazione Franco Casetta






 

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